OLEO STRUT – Reviews for Bunga Bunga & Non Vogliamo Un Paradiso (in Italiano)

21 Déc

SAND-ZINE

Dec. 2013

review by Fragolona Da Todi

“Bunga Bunga”, come vedete dai “Madrigali” di Artaud” si passa a quelli del cavaliere, è a parer mio molto più ostico di “Endimione”. È musica espansa, quella del collettivo italo-francese, dove l’idea del montaggio (reale o fittizio che sia) fa pensare a Zappa o ai primi Faust, e comunque all’improvvisazione elettroacustica più informale. L’idea è quella di un’unica lunga improvvisazione, dove Bunga e Bunga Bunga sembrano stare più ad indicare il lato 1 e il lato 2 che non rappresentare i titoli dei brani.

Gli Oleo Strut sono un progetto tipicamente ‘parassitario’, che vive cioè sulla pelle di realtà più affermate, un contenitore aperto che ruota intorno a Xabier Iriondo, Ravi Shardja (Xavier Roux), Jérôme Florenville e AKA_Bondage (Nicolas Marmin), quali componenti presenti in tutto l’iter finora seguito dal collettivo, ma che ha visto avvicendarsi nelle singole circostanze altri musicisti fra i quali Alessandro Stefana, Mattia Coletti e Roberto Bertacchini. La prima apparizione discografica degli Oleo Strut risale al 2006, e precisamente a un tre pollici licenziato dalla Wallace all’interno della “WallaceMailSeries”. Come potete ben vedere sono serviti ben sei anni per dare un seguito a quella prima avvisaglia. La dedica di questi ‘barrettini’, pony in miniatura ma ben più lucidi del cavallo originale, non ha portato certo fortuna al cavaliere che, unico italiano a rifiutare un provvidenziale pensionamento, è stato forzatamente dimesso (fortuna sua che non c’è stata una guerra di mezzo altrimenti avrebbe sicuramente seguito il percorso del duce).

«Mors tua vita mea», dicevano i soliti romani (ma quante ne hanno dette e/o fatte ‘sti buzzurri), e lo stesso possono dire Iriondo & Co che, a distanza di un solo anno dal “Bunga Bunga”, non solo non vengono dimissionati, ma se ne escono addirittura con un provvidenziale EP pubblicato su vinile in un 10 pollici (provvidenziale anche per me, che in tal modo mi trovo a recensire materiale uscito più di recente).

La solita musica espansa, le solita idea di fluido ininterrotto, che però trova una parziale sistemazione nella suddivisione in 7 brani. Prendo spunto da uno di questi che gioca con una traduzione, in italiano benigniolo, del nome Oleo Strut ed esattamente Olio di strutto (oleo strut in realtà si traduce con ‘oleo puntone’ e si tratta di un sistema d’ammortizzazione per mezzi pesanti, roba tipo treni o aerei…). Bene…. invece di ‘olio di strutto’ avrebbero dovuto scrivere ‘olio distrutto’, tanta è la loro capacità di triturare la materia per rilegarla poi attraverso prestigiosi giochi di surrealistica provenienza (avete presente il ‘cadavre exquisi’). In poche parole gli Oleo Strut confermano le prestazioni precedenti, addirittura le migliorano, e non è detto che non possano trasformarsi da progetto parassita in progetto parassitato. Splendida la confezione che, essendo le copie dipinte una ad una, è fortunatamente in edizione limitata alle 200 copie.

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